ESCLUSIVA CM24/7 – Luigi La Rocca: La leggenda Kilpin, il papà dimenticato del Milan

LA FEDE CALCISTICA NON CONTA QUANDO SI ASCOLTANO STORIE DEL GENERE

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Oggi ho avuto la fortuna di parlare con Luigi La Rocca. Lui è uno di quelli capaci di raccontare storie e aneddoti, trasportando coloro che ascoltano in quei luoghi e in quei momenti, narrati con gli occhi innamorati e con la potente magia descrittiva propria soltanto di chi li ha vissuti davvero. Non gli sfugge alcun dettaglio e delinea i suoi ricordi con la passione infinita di chi ama ed ha amato il Milan, di chi ama tutt’ora questo sport, il calcio.

 KILPIN, IL RAGAZZO DI NOTTINGHAM

Volevo saperne di più su questa ultracentenaria squadra, conoscere la storia di Herbert Kilpin, leggenda e padre dei rossoneri, colui che ha creato il Milan, il 16 dicembre 1899. Quel ragazzo nato a Nottingham il 24 gennaio 1870 e vissuto prima a Torino e poi a Milano, che portò per la prima volta il calcio inglese in Italia. “Quando le società erano ancora delle congregazioni di carbonai”.

UNA VITA PER IL MILAN

Il 22 ottobre di cento anni fa, infatti, il fondatore ci lasciava a 46 anni, dopo aver onorato fino a 38 anni la maglia della squadra da lui indossata. Completa otto stagioni, vincendo tre scudetti da giocatore, capitano e allenatore. Dopo il suo addio, inizieranno i 44 anni di buio per la società rossonera, che rivedrà la luce solo nel 1950 grazie ai tre svedesi Liedholm, Gren e Nordahl.

Ma chi è Luigi La Rocca? Cosa c’entra con il Milan? Quasi tutti i milanesi lo conoscono, ma dei molti milanisti, sparsi per l’Italia e per il mondo, in pochi conoscono la sua storia.

 

Per cominciare, chi è Luigi La Rocca? Come è nata la passione per il Milan e per il collezionismo?

“Ero un bambino come tutti gli altri, appassionato di calcio. Quando nel 1963, andai per la prima volta a San Siro, in braccio a mio zio, per assistere alla finale di Coppa dei Campioni, Milan – Benfica. Da quel momento in poi, iniziai ad innamorarmi in maniera sempre più ossessiva di quella squadra, collezionando inizialmente le poche  figurine a disposizione. Non contento, mi recavo spesso all’Hotel Jolly, in Piazza della Repubblica, dove si riunivano di solito i giocatori, con la speranza di ottenere qualche autografo sulle mie figurine. La mia prima firma ricevuta  fu quella del portiere milanista Barduzzi. Successivamente, con pochi mezzi, senza, ovviamente, alcun aiuto di internet, cercai tutte le partite e tutti i calciatori che il Milan avesse registrato dalla sua fondazione, con l’intento di poter scrivere un libro su questa società.  A partire dagli anni 80′, per procurarmi queste informazioni, andavo sul corso, vi erano dei punti telefonici, dove si trovavano tutti gli elenchi d’Italia, ci si metteva su un tavolino, per spulciare e verificare l’identità di ogni calciatore, cercare eventuali eredi e magari informarmi sul corretto cognome. Andavo anche all’interno dei cimiteri per scovare tombe di giocatori. Avevo pochi dati a disposizione, negli anni 30′ non esistevano almanacchi, dunque era complicato risalire ai reali dati anagrafici”.

Impegnava molto tempo, chi la aiutava nella ricerca?

Facevo tutto da solo, spendendo tempo e denaro, tutto in autonomia ma con una passione enorme. Dedicavo tutto il mio tempo libero andando in biblioteca, comprando cartoline. Il puzzle si completava ogni settimana di una tessera nuova, con la speranza di raggiungere questo sogno. Sogno che si è alla fine concretizzato nel 1999, in memoria del centenario, quando, tramite la Panini di Modena, riuscì a pubblicare questo almanacco del Milan con i nominativi e i dati da me raccolti in partite ufficiali. La prima Bibbia del Milan, dal quale presero spunto moltissime altre testate. A quest’opera partecipò Enrico Tosi, il quale, parimenti a me, aveva raccolto informazioni statistiche sui rossoneri, indipendentemente e senza che ci conoscessimo”.

 

Attorno a tutto questo, c’è ovviamente un uomo con un lavoro. Di cosa si occupa Luigi La Rocca nella vita di tutti i giorni?

Sono un agente doganale, un’attività totalmente diversa dalla mia passione per il Milan. Ho speso capitali e tempo e i riconoscimenti sono stati molto relativi, dal punto di vista economico e dei guadagni, direi irrisori, dal punto di vista morale, qualcosa c’è stato. Nel 1996 venne, infatti, aperto a San Siro il museo, uno dei primi sul calcio in Italia, con all’interno tutte le mie collezioni. Ma ovviamente,  essendo stadio anche dell’Inter, il museo conteneva anche reperti storici della società nerazzurra a cura di Onorato Arisi. Nel 1999, in onore del centenario del Milan, la società mi chiese di organizzare la mostra del centenario. Quindi ritirai tutto il materiale dal museo di San Siro per trasferirlo alla mostra. Nel 2001, per cinque anni, collaborai con il Milan, per curare un progetto commemorativo”.

Come ha “conosciuto” Kilpin?

Durante le ricerche sulle tombe, mi ero imbattuto in quella del fondatore del Milan, Kilpin, scoprendo che la sua sepoltura fosse un misero fornetto, senza alcun riferimento, senza alcuna lapide sopra. Chiesi dunque di trasferirlo al cimitero monumentale. Il Milan mi aiutò a formulare una richiesta ufficiale a riguardo, facendosi parte dirigente e ottenendo il trasferimento di sepoltura e in quell’occasione, quando la teca venne aperte per verificare che all’interno ci fossero le spoglie mortuali, io toccai le ossa della leggenda. Un contatto diretto con il fondatore del Milan, un’emozione unica. Da lì inizia il mio impegno di far conoscere colui che grazie alla sua tenacia e alla sua determinazione, ha gettato le basi per fare nascere quella che oggi è una società pluripremiata e plurimiliardaria, ma che è partita dal nulla. E’ soprattutto merito suo se adesso il Milan è quello che è diventato. Adesso mi sto battendo affinché il comune possa dedicargli una via o una piazza, in modo che il suo nome venga perpetuato a lungo. A Milano spesso non si rende onore al passato. I tifosi ventenni di oggi molto probabilmente non conoscono Herbert Kilpin. Voglio concludere citando lo scrittore francese Paul Valèry , che scrisse ‘Non c’è futuro per chi dimentica il proprio passato'”.

 

Un’ultima domanda: come giudica il Milan di oggi?

“Cambiano le società, le proprietà ma il Milan resta sempre nel mio cuore, in particolar modo, penso che questo Milan possa far parlare di sé. Diamo tempo a questi giovani promettenti, io ci credo!”

 

 

 

 

 

 

 

(fonte immagine: valderrama.it)

 

 

 

 

Siciliano doc, classe 1991, gioco a calcio da quando portavo il ciuccio. Scrivo di calcio da quando ho imparato a fare le divisioni per due. Innamorato delle storie che rendono questo meraviglioso sport una manifestazione culturale, nonche’ un potente strumento per scandire dolcemente il tempo nel corso della vita dell’uomo.

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