ESCLUSIVA CM24/7 – Camolese: “Il Torino ha già raggiunto il primo traguardo. Belotti ha ancora tanti obiettivi da conquistare. Su Iturbe dico che…”

Abbiamo contattato Giancarlo Camolese, ex allenatore di Torino, Reggina, Vicenza, Livorno, Pro Vercelli e Chiasso. Nel 2000 subentra a Gigi Simoni sulla panchina del Toro e con la squadra granata riesce a vincere il campionato di Serie B ottenendo la promozione in Serie A. L’anno successivo nel massimo campionato ottiene la qualificazione in Intertoto. Nel 2002 invece viene esonerato dopo un inizio di stagione complicato. Nel 2009 torna a sedere sulla panchina del Torino prendendo il posto dell’esonerato Walter Novellino. Non riesce tuttavia a salvare la squadra dalla retrocessione, nonostante i 10 punti conquistati in 9 partite. Camolese ha parlato con noi della stagione del club di Cairo, degli obiettivi della squadra e di mercato.

 

Arrivati a metà stagione cosa ne pensa del rendimento del Torino fino a questo momento? L’obiettivo Europa League è raggiungibile?

Il Torino, in un’annata in cui c’è stato un cambio di allenatore e quindi anche un cambio di mentalità e di linee guida, ha comunque raggiunto l’obiettivo di avere una squadra che diverte il suo pubblico e piace. Qualche risultato in ogni caso poteva andare meglio, però credo ci sia ancora tutto un girone di ritorno da giocare, ed un mercato per sistemare qualcosa e magari puntare all’Europa League. Comunque sia il primo obiettivo, ovvero il passaggio da un allenatore all’altro, credo sia stato raggiunto.

In tante partite il Torino è stato raggiunto quando era in vantaggio, perdendo svariati punti. E’ successo anche Lunedi sera contro il Milan. Secondo Lei che cosa manca alla squadra di Mihajlovic per fare il definitivo salto di qualità e provare a restare con continuità nelle zone alte di classifica del nostro campionato?

L’ultimo passaggio, l’ultimo salto è sicuramente il più difficile per tutte le squadre perché ci vogliono anche investimenti importanti e ciò non è automatico. Al Torino stanno comunque cercando di acquisire una determinata mentalità.

In questo mercato invernale al momento sono arrivati Carlao e Iturbe. Secondo Lei il Torino ha bisogno di rinforzare altri reparti o la squadra è già abbastanza competitiva così?

E’ una domanda molto difficile. Mihajlovic conoscerà sicuramente le potenzialità dei suoi giocatori. Vedendola da fuori, il Torino è sempre stato in partita con tutti gli avversari. Quando una squadra gioca così evidentemente i ritocchi che servono sono già stati fatti. Il mercato di Gennaio comunque non è mai un mercato semplice perché non sempre ci sono i giocatori disponibili.

Iturbe è un giocatore che a Verona ha fatto molto bene, ma che negli ultimi anni ha avuto un calo drastico. Secondo Lei questo a cosa è dovuto? Torino può essere la piazza giusta per rilanciare il calciatore argentino?

Torino è sicuramente la piazza giusta perché i tifosi granata sanno stimolare i propri giocatori e li accompagnano nella loro crescita. Iturbe indubbiamente ha fatto un’ottima scelta. Il problema suo è stato sicuramente quello della continuità. Bisognerà avere sicuramente un po’ di pazienza. Ora è appena arrivato, bisogna dargli il tempo di inserirsi e di capire i compagni e cosa vuole l’allenatore: così come fece Belotti il primo anno. Non bisogna quindi aver fretta. Sicuramente però Iturbe è un buon rinforzo.

Parlando proprio di Belotti, le volevo chiedere secondo Lei quanti margini di miglioramento ha ancora il ragazzo e se le ricorda, come caratteristiche, qualche altro attaccante che ha calcato i campi di Serie A.

Belotti è migliorato tantissimo da quando è arrivato a Torino. Dipenderà comunque da lui, dalla sua applicazione, dalla sua voglia di mettersi in discussione. E’ giovane, ha tanti obiettivi davanti a lui da poter conquistare e quindi credo che l’ambiente stimolante come quello del Toro possa aiutarlo a crescere ancora.

Secondo Lei gli allenatori quanto si sono evoluti negli ultimi anni? Come hanno modificato la propria filosofia e il proprio lavoro?

Come succede anche in altri campi le cose cambiano, anche se tanti principi di gioco sono rimasti gli stessi. In linea generale gli allenatori sono più duttili, mentre forse una decina di anni fa c’erano tecnici che erano più legati al proprio sistema di gioco. Ora invece lavorano su più sistemi di gioco e durante la stessa partita cambiano e cercano di sfruttare altre cose. Questa duttilità è tipica del nostro campionato e spesso fa la differenza. Questo rende i nostri allenatori e quelli che operano nel campionato italiano più pronti a nuove soluzioni.

L’anno scorso ha deciso di accettare la panchina del Chiasso, che milita nella Serie B svizzera. Com’è stata questa esperienza? Per il futuro che progetti ha da allenatore?

Al momento aspetto qualcosa che mi stimoli e che mi piaccia, come è stata la proposta dell’anno scorso del campionato svizzero. E’ stata una bellissima esperienza, che mi ha dato soddisfazione e che mi ha aiutato a completarmi. All’estero infatti le cose sono diverse, come mentalità dei giocatori e mentalità di come ci si approccia al calcio. Vediamo se ci saranno le possibilità giuste. La panchina mi piace, ma mi piace anche che ci sia una società seria con cui provare a programmare qualcosa, e questo non è così semplice.

Ringraziamo Giancarlo Camolese per la disponibilità dimostrata e gli auguriamo il meglio per il suo futuro da allenatore.

Nato a Lugo (RA) il 30/07/1993, laureato in Scienze Politiche e studente magistrale in Mass Media e Politica. Vivo, seguo e amo il calcio…ma non solo, perchè “chi sa solo di calcio non sa nulla di calcio”.

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