Arsenal, è l’ora di cambiare

Ok, il Bayern Monaco è una delle corazzate più formidabili d’Europa. Ok, si giocava in un’Allianz Arena ricolma, come sempre del resto, di tifosi a supporto della squadra di Ancelotti. Ma il 5-1 subito dall’Arsenal ieri è solo l’ultima di un lungo elenco di batoste che si sono succedute nel corso degli ultimi anni. La squadra di Wenger ha palesato i difetti, sia tecnici che mentali, che la contraddistinguono ormai da tempo. Difetti che ne fanno una squadra ancora lontana dall’essere una vera grande, che possa davvero competere per qualcosa di importante.

QUALCHE NUMERO

Un primo quadro generale sulla situazione della squadra londinese ci viene fornito dai risultati in campionato. Dopo l’ultimo titolo conquistato nel 2003-2004 (quello degli “invincibili”), l’Arsenal ha collezionato 2 secondi posti, 4 terzi posti e 5 quarti posti. Il palmarés, dopo quella stagione, parla di 3 FA Cup e 3 Community Shield, trofei comunque di secondo piano. In Champions League, da più di sette anni l’Arsenal non va oltre i quarti di finale.

Parlavamo anche di batoste. Perché l’Arsenal non è nuovo a sconfitte con largo punteggio contro le grandi. In questo senso, torna facilmente alla mente la sconfitta all’Old Trafford contro lo United di Ferguson per 8-2 (stagione 2011/2012). Tre stagioni fa arrivò invece una sconfitta interna contro il Chelsea di Mourinho (al primo anno del suo ritorno) per 6-0. Nella stessa stagione sono stati rimediati anche un 6-3 contro il Manchester City e un 5-1 contro il Liverpool. Quest’anno, in sei partite contro le prime cinque del campionato, è arrivata una sola vittoria (3-0 contro il Chelsea di Conte, ancora in uno stato embrionale). Poi due pareggi (Tottenham e United) e due sconfitte (Man City e Chelsea, al ritorno).

Insomma, quando i gunners affrontano le big, cadono praticamente sempre. Spesso, con grande fragore. E i titoli, così, non arrivano.

MENTALITÀ E FASE DIFENSIVA

Da dove deriva questa “manifesta inferiorità” nell’affrontare le grandi squadre? In primo luogo dalla fase difensiva, il problema maggiore della squadra di Wenger (e di Wenger stesso). La squadra manca di equilibrio, le distante tra centrocampo e difesa sono spesso troppo ampie, le marcature talvolta fin troppo leggere (chiedere a Coquelin riguardo a ChelseaArsenal di quest’anno per ulteriori informazioni) e, in generale, c’è un grande disordine del pacchetto arretrato, che genera confusione. Una fragilità che si può imputare ai singoli solo entro certi limiti, visto che tra difesa e centrocampo la scelta è sempre stata ampia. Gli arrivi di Xhaka e Mustafi, pagati circa 70 milioni di euro nel complesso, sembravano poter aiutare in questo senso.

Ma il problema è anche, evidentemente, mentale. L’Arsenal è una squadra fragile che si fa spesso sottomettere dall’avversario, preda spesso di cali di concentrazione e di errori individuali. In conseguenza di questi, affonda e da questo derivano le debácle contro le grandi. Calza ancora a fagiolo ChelseaArsenal di quest’anno: sul 2-0 per i blues, Cech rinvia con sufficienza un pallone arrivato su retropassaggio e regala il terzo gol a Fabregas, bravo a beffarlo con un pallonetto da fuori area.

#WENGEROUT

Gli hashtag, uno strumento potente nel mondo dei social network. Quello sopra riportato è tra quelli più di tendenza su Twitter. I supporters biancorossi vogliono, ormai da anni, l’addio di Wenger. Troppe umiliazioni subite, troppi anni senza poter mai giocarsi un campionato per davvero, troppi milioni spesi per non vedere mai un progresso vero nella squadra. Ma non sono solo loro a volerlo. Oxlade Chamberlain, la settimana scorsa, ha fatto scalpore per aver messo un “like” su un video che chiedeva le dimissioni del tecnico francese, salvo poi rimuoverlo e chiedere scusa pubblicamente per l’accaduto, affermando di non essersi reso conto della cosa. Dichiarazioni a parte, è il sintomo che nemmeno la squadra segue più il tecnico francese.

CONCLUSIONI

Tiriamo le somme. È indubbio che Wenger debba essere ricordato, e così sarà, come una leggenda dell’Arsenal e del calcio inglese. È il più longevo, ma soprattutto il più vincente della storia del club londinese. Ma tutte le buone cose finiscono. Il calcio offensivo spettacolare non paga più, la difesa scricchiola troppo e alcune scelte lasciano a desiderare (perché Giroud, unico centravanti e migliore attaccante della squadra per contributo di gol e assist, non gioca titolare?).

Per i gunners è ora di cambiare.

18enne di Milano, sono un malato di calcio in tutte le sue sfaccettature. Adoro scrivere e scambiare opinioni sul mondo del pallone e, perciò, aspiro a diventare giornalista sportivo. Scrivo per le testate online di Calciomercato24/7, Breakingsport.it e Il Termometro Sportivo.

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