Emergere dall’ombra: la rivincita di Simone Inzaghi

UNA SOLUZIONE DI RIPIEGO

La stagione della Lazio non è di certo partita nel migliore dei modi. Dopo il buon finale di stagione 2015-2016, sotto la guida di un debuttante Simone Inzaghi, Lotito sembra volersi affidare a Marcelo Bielsa detto “El Loco”. Sembra tutto fatto, ma al primo giorno di ritiro l’allenatore argentino non si presenta. Chiede almeno quattro acquisti entro il 5 luglio, data d’inizio del ritiro. La dirigenza non lo accontenta e la trattativa salta. La scelta ricade così, ancora una volta, su Inzaghi che sembrava destinato a farsi le ossa a Salerno.

L’ALTRO INZAGHI

Se tuo fratello si chiama Filippo Inzaghi, gioca nel Milan dei campioni e di mestiere fa l’attaccante, proprio come te, essere considerato “quell’altro” è facile. I fratelli Inzaghi hanno mosso i loro primi passi nel calcio a Piacenza, prima di dividersi. Lazio per Simone; Atalanta, poi Juventus e Milan per il fratello Filippo. SuperPippo non ha di certo bisogno di presentazioni, basta quello che Mondonico ha detto di lui:

“Non è Inzaghi ad essere innamorato del gol, è il gol ad essere innamorato di Inzaghi”.

Ha vinto tutto quello che poteva vincere: 2 Champions League, 3 campionati e un Mondiale, siglando più di 300 gol in carriera. La carriera di Simone si è sviluppata innegabilmente in tono minore: 196 presenze condite da 55 gol e uno scudetto con la maglia biancoceleste. Non basta essere il primo calciatore, dopo Van Basten, a siglare quattro gol in una singola partita di Champions League (14 aprile 2000 contro l’Olympique Marsiglia); per quanto lui possa aver fatto nella sua carriera da calciatore, il vero Inzaghi, sarà sempre SuperPippo.

DAL CAMPO ALLA PANCHINA

Così come hanno fatto da calciatori, i loro primi passi da allenatori li compiono assieme, ma da avversari. Simone prende il controllo della categoria “Allievi” del settore giovanile biancoceleste, e Pippo fa lo stesso al Milan. I due Inzaghi hanno talento e vengono promossi alla guida delle formazioni “Primavera”. La loro carriera svolta. Nella Milano rossonera il leitmotiv è: “Il Milan ai milanisti” perciò, dopo Seedorf, il nome che più fa battere i cuori alla dirigenza è uno: Inzaghi. Il 9 Giugno 2015, SuperPippo diventa ufficialmente il nuovo allenatore del diavolo. L’occasione di Simone arriva, invece, ad Aprile. Le Aquile con Pioli non volano più e Lotito opta per il cambio: fuori il tecnico emiliano, dentro l’inesperto mister delle giovanili. Per la prima volta, nella loro carriera, ad eccellere non è il fratello maggiore. Il Milan non gira. L’acquisto di Torres si rivela un clamoroso fallimento, così come la stagione dei rossoneri che concludono al 10° posto. Simone, invece, non sfigura affatto mostrando una buona organizzazione tattica e una giusta severità, mancata a Pippo.

LA RIVINCITA DELL’ETERNO SECONDO

Arrivato quasi per caso e con il solo innesto di Immobile, Simone Inzaghi, ha dimostrato di meritarsi totalmente la panchina che gli è stata affidata. Ha convinto mano a mano tifoseria, dirigenza, ma sopratutto i giocatori, artefici dell’esonero di Pioli. Con il tecnico, ora all’Inter, la Lazio giocava un calcio molto offensivo, sfiancante per gli avversari, ma fragile in fase difensiva e poco flessibile. Il suo successore ha saputo sfruttare al meglio ciò che ha ereditato, come la fase offensiva. Ha migliorato il reparto arretrato, che ha subito finora 32 reti, considerate le 52 concesse al termine della scorsa stagione. Il salto di qualità è figlio proprio della sua mentalità: massima concentrazione all’uomo in difesa e grande duttilità tattica. 3-5-2 o 4-3-3 non fa differenza per la Lazio che, come un camaleonte, muta per adattarsi al meglio all’avversario. Inzaghi ha avuto il merito di rigenerare Felipe Anderson (2 gol e 10 assist) e Keita (7 gol e 3 assist). Grazie alla sua conoscenza, diversi giovani, rivelatisi molto interessanti, come Murgia e Lombardi hanno trovato più spazio. La situazione si è invertita, ” l’altro ” Inzaghi è finalmente emerso dall’ombra del fratello ed è pronto a splendere di luce propria.

 

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