Le polemiche del Napoli fanno male soprattutto al Napoli

La prima semifinale d’andata di Coppa Italia, disputata allo Juventus Stadium martedì sera tra i Campioni d’Italia e il Napoli, ha offerto un confronto frizzante e interessante tra due grandi squadre.
Quanto visto in campo (vittoria in rimonta dei bianconeri, 3-1) è stato però declassato – come troppo spesso accade – dalle polemiche riguardanti la direzione di gara, in questo caso del “malcapitato” Paolo Valeri.
Oltre ai due rigori assegnati alla Juventus, che “da tradizione” sarebbero bastati a far storcere il naso a molti a prescindere dalla legittimità o meno della doppia assegnazione, a far infuriare sostenitori e dirigenti partenopei è stata l’azione che ha portato al secondo rigore per i padroni di casa, trasformato poi da Dybala per il definitivo 3-1.

IL CASO

L’azione incriminata avviene al 24′ del secondo tempo, Juve in vantaggio 2-1: sugli sviluppi di un calcio d’angolo per il Napoli, Albiol si ritrova a duello con i bianconeri Bonucci e Pjanic per controllare un pallone vagante appena dentro l’area di rigore. Tutti e tre si fiondano sulla sfera per acqusirne il possesso ma, mentre Bonucci e Albiol – da esperti difensori – affondano la gamba in cerca del pallone, Pjanic “cambia idea” a metà strada, forse proprio per evitare un contatto pesante sul difensore azzurro,  rinunciando al contrasto diretto. Nel movimento di salto e torsione che ne segue, però, il bosniaco tocca con il tacco del piede sinistro il ginocchio di Albiol, leggermente avvantaggiato su Bonucci. L’arbitro lascia correre: sul contropiede che ne segue, Dybala viene lanciato a campo aperto e serve Cuadrado il quale, nel tentativo di scartare Reina, viene atterrato dall’estremo difensore spagnolo che in uscita bassa prende un po’ tutto: è rigore.

LA POLEMICA

Ora, il contatto su Albiol – che ha richiesto un paragrafo di scrittura e diverse revisioni delle immagini in slow-motion per essere descritto col giusto dettaglio – è avvenuto in una frazione di secondo; si parla inoltre di un contatto involontario e lieve che non ha ancora trovato interpretazione unanime e concorde tra “gli esperti”. Rigore sì rigore no, di certo non si tratta di una scivolata a gamba alta da ultimo uomo.
Sembra banale, ma è bene ricordarlo a chi, a partire dai primi quotidiani sportivi nazionali, ha definito il rigore non assegnato “solare“.

Nel post-partita, infatti, la polemica è rimbalzata su tutte le piattaforme mediali: interviste, carta stampata, social network di ogni tipo.

Tra i commenti più bizzarri (per non dire deprimenti), l’account Twitter del Napoli ha riportato un hashtag (in foto, evito volentieri di trascriverlo) direttamente contro i cronisti e giornalisti Rai, colpevoli di non aver apostrofato a dovere l’episodio.

Addirittura, sui social è circolato (anche sulla pagina Facebook della Gazzetta) il parallelo con l’episodio ben più noto e di tutt’altra caratura del contatto tra Iuliano e Ronaldo, in quel lontano Juve – Inter del ’98. Personalmente, tutto molto inappropriato.

IL ROVESCIO DELLA MEDAGLIA

Inappropriato non per difendere la Juventus, o la classe arbitrale, o la Rai, o la Federazione, quanto perché assistiamo all’ennesimo vortice di strumentalizzazione polemica ed iperbolica che, più che a tutti, fa male proprio al Napoli e all’evolversi del suo gioco.

L’alibi del torto arbitrale, del danno subito, della causa esogena, trasla infatti la responsabilità di una sconfitta dalla tangibilità del terreno di gioco, dove è legittimamente maturata, all’astrattezza dell'”ingiustizia”, terreno etico ed impalpabile dove tutto trova giustificazione ma niente trova risposta concreta.

Ciò su cui varrebbe veramente la pena soffermarsi è chiedersi perché, piuttosto, il Napoli ha subito due rimonte – per diversi aspetti simili, non solo nel risultato – nelle ultime due settimane tra Santiago Bernabeu e Juventus Stadium.
Perché, nell’affrontare le uniche due squadre organicamente più attrezzate incontrate finora, il Napoli non sia riuscito a giocare la seconda metà di partita, anche a vantaggio acquisito.

Nonostante l’inizio arrembante a Madrid come a Torino, sinonimo di una preparazione di gara maniacale da parte di Sarri, Hamsik e compagni hanno subito in maniera travolgente il ritorno dei padroni di casa in entrambe le occasioni, dando pochi segnali di possibili contrattacchi. Quello che sembra mancare ai partenopei sarebbe dunque un “piano B“, o più generalmente un po’ di duttilità tattica, che hanno reso – per contro – diversi successi alla Juventus, capace di cambiare interpreti e moduli con una facilità apparente disarmante.
Non si tratta di dover per forza snaturare il proprio gioco, ma di saperlo adattare a ciò che la partita offre in un determinato momento. Anche la sconfitta in campionato al San Paolo contro l’Atalanta, seppur non in rimonta (0-2), supporta la tesi circa una certa incapacità napoletana a cambiare il corso della partita, una volta che questo smette di essere quello preparato e voluto dall’allenatore toscano.

REAGIRE O SOCCOMBERE

Ci vorrebbe dunque un Sarri – e con lui tutto il Napoli – un po’ meno “vittima” e un po’ più “scacchista“, meno superstizioso e più pragmatico, non meno fantasioso (è il suo bello) ma sicuramente un po’ più cinico.
Perché ai fini delle classifiche e dei trofei importa poco fare 7 reti a Bologna nella giornata in cui ti viene tutto, se poi non sai rispondere a una doppietta di Caldara la giornata in cui non sembra riuscirti niente.

E’ una riflessione doverosa che va fatta adesso, in quanto la stagione entra nel suo mese più delicato: Roma e Real Madrid tra sabato e martedì, poi due volte la Juve nei primi 5 giorni di aprile tra campionato e ritorno di Coppa Italia.
Un trittico di partite dal quale i partenopei potrebbero uscire – perché ne hanno la possibilità tecniche e tattiche – eroicamente, vittoriosi contro tutto e tutti, oppure sconfitti. Magari “ingiustamente”, magari per colpa degli arbitri, della Federazione, della Rai, di tutti i mali del mondo, ma sconfitti.

Che parli il campo.

 

 

 

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