Il Torino merita Belotti?

Sino al minuto 73, si prospetta un’altra ‘domenica no’ per il Torino di Sinisa Mihajlovic. Il punteggio, infatti, dal 30esimo del primo tempo è sullo 0 a 1 per il Palermo. Autore della rete Rispoli, che batte Hart con un gran tiro dalla distanza. Ma al 73′, come detto, la musica inizia a cambiare grazie al canto del Gallo. Iturbe batte l’angolo, Posavec esce a vuoto e Belotti, di testa, spedisce la palla in rete. Parità stabilita. Scorrono appena tre giri d’orologio e i granata passano in vantaggio. Ljajic, su calcio di punizione, serve al bacio sempre Belotti che al volo, in girata, scarica con forza la sfera in fondo al sacco. 4 minuti più tardi l’attaccante classe ’93 sigla la sua tripletta personale, nuovamente di testa. La gara termina 3 a 1 per il Torino, con Belotti protagonista indiscusso del match.

BELOTTI CAPOCANNONIERE 

Ancora una volta la punta di Calcinate ha dovuto alzare la cresta per risollevare dalle ceneri il suo Torino. Con la tripletta di ieri, ha conquistato, solitario, la vetta della classifica marcatori a quota 22, staccando di 3 lunghezze Dzeko ed Higuain. Non due attaccanti qualsiasi. Inoltre, con la sua superba prestazione ha relegato ulteriormente la sua ex squadra, il Palermo, nell’inferno della zona retrocessione. Ma il paradosso non è finito qui. Perché grazie alla tripletta implacabile proprio contro i rosanero – che lo hanno lanciato in Serie A nel 2014 – Belotti ha superato Edinson Cavani(in Ligue 1 una rete vale 1,5, non 2 punti) per la Scarpa d’oro, portandosi solamente a 2 punti dal leggendario Lionel Messi. 

Una stagione, dunque, sin qui da incorniciare per il Gallo. Unica nota dolente i tre rigori sbagliati. Se li avesse realizzati tutti la sua media realizzativa sarebbe spaventosa: più di un gol a partita. Ma ‘con i se e con i ma la storia non si fa’, e Belotti questo lo sa benissimo. L’attaccante classe ’93, ora,  vuole continuare a scrivere la sua storia a suon di gol, per incidere per sempre il suo nome negli annali granata. Attualmente ha già raggiunto Immobile che nel 2014, con la maglia del Torino, si era consacrato capocannoniere proprio a quota 22 reti. Prossimo obbiettivo raggiungere e scavalcare le icone sacre del Grande Torino Valentino Mazzola e Gabetto, rispettivamente autori di 29 e 23 reti, e l’italo brasiliano Benjamin Santos che, giunto in granata dopo la tragedia di Superga, nel 1949 si laureò miglior marcatore della Serie A con 27 reti in 37 presenze.

BELOTTI MERITA IL TORINO?

La risposta indubbiamente è sì, anzi, meriterebbe molto di più. Forse è più lecito chiedersi se questo Torino meriti un calciatore dal calibro straordinario come quello del Gallo. E in questo caso la risposta è complessa. Ai granata, in particolare al proprio tecnico Sinisa, va il grande merito di aver valorizzato uno dei talenti più promettenti del calcio italiano. Le sue qualità straordinarie erano sotto gli occhi di tutti, a partire dai suoi primi passi mossi con l’Albinoleffe sino alle reti realizzate con la maglia del Palermo. Poi il passaggio a Torino: 12 reti in 36 presenze complessive il primo anno. Ora, invece, Belotti è esploso come una mina vagante: due triplette contro Bologna e Palermo, quattro doppiette contro Cagliari, Crotone, Pescara e Fiorentina; 24 reti e 4 assist in 27 presenze tra campionato e coppa. Numeri straordinari. Numeri che gli valgono le avance di numerosi top club europei, disposti a sborsare i 100 milioni della clausola rescissoria(valida solo per l’estero) presente sul suo contratto. Cifra che, a detta del Presidente Cairo:

“Sembrano tanti, ma oggi sembrano addirittura pochi. Se dovessi rinnovare oggi il contratto di Belotti, metterei una clausola da 150 milioni di euro. Futuro? Intanto ce lo godiamo. Non è detto che vada via perché se un club estero offrirà 100 milioni ci vorrà anche il benestare del giocatore per il trasferimento”.

Ed è proprio questo il dubbio che affligge il popolo granata: “Belotti vorrà rimanere o cercar maggior gloria altrove?”. La seconda opzione, vista anche la deludente stagione del Torino sin qui, sembra quasi scontata. Dunque, è stretto compito della società convincere il Gallo a rimanere. Come? Costruendo una squadra che faccia perno proprio su di lui, una squadra che possa ambire alle zone alte della classifica per far tornare a sognare i propri tifosi, troppo spesso delusi da promesse e buoni propositi non mantenuti. Il Torino, quindi, merita Belotti? A voi l’ardua sentenza.

 

 

 

Classe ’94. Vengo da Longa, paesino in provincia di Vicenza.
Amo follemente il calcio, quello puro, il cui massimo esponente – secondo il mio parere – è stato Roberto Baggio, figura che mi ha fatto innamorare di questo magnifico sport. Scrivo per ridonare, nel mio piccolo, i valori morali per cui il calcio è nato e che via via, purtroppo, stanno scemando.

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