Lione – Roma 4-2: giallorossi esausti, così non va

Per la Roma giocare un ottimo primo tempo è troppo poco , non basta. Nel secondo si consegna al Lione e perde 4-2.

DAL PRIMO MINUTO

Spalletti si presenta con la “formazione tipo”, fatta eccezione per il portiere e per lo squalificato Rüdiger. Tra i pali Alisson. Manolas, Fazio e Jesus centrali di difesa. Bruno Peres ed Emerson Palmieri esterni, con De Rossi e  Strootman in mediana. Davanti gli intoccabili, Nainggolan e Salah alle spalle di Dzeko. Con Diego Perotti e Stephan El Shaarawy che partono dalla panchina. Nel tridente del Lione a sorpresa assieme ad Alexandre Lacazette e Mathieu Valbuenanon non c’è Fekir, ma Ghezzal.

SOFFERENZA NELLE CORSIE ESTERNE

La specialità del Lione di Génésio  è, come noto, l’utilizzo delle corsie esterne. Rafael e Ghezzal da un lato e Morel e Valbuena dall’altro costituiscono due catene che mandano in difficoltà la Roma. A sinistra, l’ex Dinamo Mosca accentra molto il gioco per favorire gli uno-due e le combinazioni strette, mentre a destra l’ex terzino dello United spinge molto favorendo l’inserimento dei compagni. In quella zona di campo si soffre molto, anche a causa di un aiuto non sempre puntuale da parte di Emerson Palmieri.  La Roma concede diversi calci di punizione. Il primo dei quali è quello che porta in vantaggio il Lione con il colpo di testa di Diakhaby, perso da Fazio e Džeko.

I francesi scelgono subito di infastidire l’inizio azione romanista aggredendo De Rossi. La contromossa di Spalletti è chiara. Nainggolan retrocede di qualche metro, diventando mezz’ala e formando un vero e proprio centrocampo a 5. C’è un fattore significativo che viene sfruttato nell’occasione del pareggio giallorosso. I difensori centrali del Lione sono due classe 1996 come Diakhaby e Mammana, e Salah sfrutta uno svarione proprio del marcatore dei padroni di casa. La rete interrompe un momento della partita in cui il Lione voleva sfruttare il vantaggio per controllare il ritmo. Così la Roma esce fuori con una palla inattiva e passa in vantaggio grazie allo stacco imperioso di Federico Fazio.

IL SECONDO TEMPO

Nel Lione dopo l’intervallo c’è Jallet per Rafael, ma soprattutto ci sono di nuovo i meccanismi offensivi che erano mancati nel primo tempo. Il gol del pari di Tolisso nasce da una combinazione palla a terra con lo scopo di ammucchiare la Roma in un fazzoletto di campo per poi allargare il gioco dove si è aperto lo spazio. I giallorossi, al contrario, attaccano in due fasi. Ripartenza dopo le offensive avversarie e tentativo di immediata riconquista sulla perdita del pallone, che però se male eseguita porta inevitabilmente a una nuova opportunità avversaria.

Col passare dei minuti, poi, la scelta iniziale di aspettare e ripartire diventa obbligatoria. Perché i padroni di casa cambiano marcia, e alzano i giri e i metri che i giocatori della Roma devono aumentare per tenere il passo. Génésio fiuta l’occasione e rinuncia a Mammana, inserendo Fekir: il modulo diventa 4-2-3-1, con Gonalons che diventa difensore centrale. Uno squilibrio che la Roma non sfrutta e che paga subito: Fekir col sinistro si libera di tre difensori e insacca indisturbato.

E I CAMBI?!

Ci si aspetta una reazione dalla panchina, ma il primo cambio arriva oltre l’80’, con Leandro Paredes che sostituisce De Rossi. Dopo di lui entra Diego Perotti, che è fresco ma non riesce ad essere incisivo come al solito, quasi svogliato, non gioca bene i suoi palloni e le ripartenze. Dopo il goal del 4-2 è abbastanza incomprensibile l’ultima sostituzione. A Stephan El Shaarawy vengono concessi 60 secondi a situazione compromessa, oltretutto al posto di un Džeko sì in ombra, ma dotato di centimetri per prendere l’eventuale pallone della disperazione. Pallone che non arriva mai poichè Bruno Peres aspetta almeno 40 secondi prima di battere l’ultimo fallo laterale. Qualificazione appesa a un filo.

Commenta per primo

Lascia un commento