Morata, “el niño de la casa” che vuole diventare grande

È il ritorno degli ottavi di Champions League 2015/2016, è Bayern Monaco-Juventus. Morata riceve un passaggio nella propria trequarti da Khedira, risale il campo con una facilità disarmante e scarica su Cuadrado: rete! Quello che accade da quando Morata riceve palla, fino a quando serve Cuadrado, è esempio delle sue grandi qualità. Calcia bene e di precisione, salta l’uomo e crea la superiorità. Ah, è bravo anche nel gioco aereo, l’hanno soprannominato “El Ariete”.

Panchinaro Goleador 

Morata è ormai esploso da due anni, ora ne ha 24. Tutto molto bello, l’efficacia è massima, eppure l’utilizzo è limitato. Perché? Morata non è un titolare, e fin qui tutti d’accordo, ma non è neanche un semplice panchinaro. È un titolare aggiunto. Fino ad ora lo spagnolo ha accumulato 63 presenze in Serie A, ma 36 di queste entrando dalla panchina; 54 in Liga, ma solo 16 dal primo minuto, in Champions League ha collezionato 33 presenze di cui 16 da subentrato. Numeri un po’ ambigui. Ma andiamo con ordine. Torniamo per un attimo indietro, alla sua prima stagione in bianconero. Morata con Allegri si prende il posto che gli spetta, quello da titolare. Perché il mister ha deciso che Llorente non è adatto per la campagna europea dei bianconeri. Il futuro di Morata sembra essere legato al futuro della vecchia signora. Ma può una società come la Juventus, con gli obiettivi della Juventus, puntare su un attaccante che può perdere in qualsiasi momento senza alcun diritto? Inoltre è maturata l’idea che non possa fare il titolare unico. È in quel momento che passa da titolare ad alternativa. Nel corso di quella stagione, Allegri cambia spesso i suoi uomini facendo giocare lo spagnolo anche come esterno. Ne parla bene, eppure sembra sottolineare sempre il fatto che il giocatore è forte, ma in crescita, quasi ad evidenziarne alcuni limiti. E poi lo riprende spesso per quel vizio di correre con la testa bassa, “se lo fai ti levo dal campo”. Nel frattempo però il Real ha già deciso: o arriva un’offerta abbastanza buona oppure Morata non parte. 

Morata, che lusso

E così torna a casa. Torna a Madrid e mette subito le cose in chiaro. Non nasconde le proprie ambizioni, dice di sentirsi un altro giocatore rispetto a quello che anni fa lasciò il Bernabeu, “non ho nulla da dimostrare a Zidane“. Parte da titolare nelle prime giornate ma dalla quarta torna alla sua condizione naturale, quella di riserva. Di lusso, sia chiaro, ma sempre riserva. Una condizione che continua ancora oggi. In questa stagione Alvaro Morata è un lusso che il Real Madrid può ancora permettersi. Né Barcellona, né Atletico Madrid o Siviglia, hanno in panchina un uomo così decisivo. A Vila-real, scherzando con un tifoso, Isco si è definito ‘un contorno’ rispetto ai piatti principali schierati titolari. Morata era li vicino: “io sono il dolce”, ha detto ridendo. Poi i due sono entrati e hanno girato la partita che il Madrid perdeva, vincendo 3-2, con l’ex juventino che ha segnato il gol da 3 punti.

A 24 anni Morata non si può più accontentare del dolce. È vero, ha davanti Benzema, un attaccante che segna almeno 20 gol a stagione da sette anni. Inoltre, il gioco offensivo di Zidane, privo di trequartisti, si basa molto sulle capacità di Benzema di essere parte integrante della manovra. Ora il Real è al bivio. Prima o poi una scelta la dovrà prendere, o ci sarà il passaggio del testimone oppure è probabile che Morata decida di partire. Perché di poter giocare titolare l’ha già dimostrato. Forse, semplicemente, non può ancora pretendere di meritarsi un posto da padrone in casa sua, a Madrid.

Sono nata a Pordenone, vivo a Milano e ho (la) Roma nel cuore. Studio comunicazione e società all’Università Cattolica, nella speranza che un giorno la passione per il calcio diventi il mio lavoro. Niente nella vita mi fa esultare come quando la palla entra in rete. Calciomercato 24/7 è la mia prima esperienza come collaboratore.

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