ESCLUSIVA CM24/7 – Fabio Galante: “Pioli si merita la riconferma. Potevo andare alla Roma e avrei voluto giocare il derby”

Abbiamo raggiunto Fabio Galante, ex difensore fra le altre di Torino ed Inter e ora DS del Chiasso per parlare della stagione delle sue ex società, del suo passato da giocatore e di tanto altro calcio.

Partiamo dalle sue ex squadre e nello specifico dai granata. Da un po’ di anni la squadra di Cairo ha un rendimento costante e spesso nella parte sinistra della classifica. Questo rendimento è sicuramente sinonimo di una grande società che lavora alla grande. Lei che l’ha vissuta da giocatore trova somiglianze nella gestione e soprattuto cosa pensa del lavoro fatto in questi anni?

Negli anni è stato un lavoro in crescendo. Con l’arrivo di Cairo e poi di Petrachi dopo alcuni anni di assestamento in cui il presidente ha preso confidenza con il mondo del calcio commettendo anche qualche piccolo errore che l’ha fatto crescere, negli anni poi ha sempre fatto un grande lavoro portando anche giorni italiani alla ribalta e costruendo sempre buone squadre. C’è da fargli i complimenti sperando che possano continuare così.

Lazio-Torino di questa sera metta di fronte due grandi attaccanti che in questo momento stanno facendo vedere grandi numeri. Immobile, ex granata, da una parte e Belotti dall’altra. Come vede la gara tra le due formazioni e soprattutto la sfida a distanza fra i due bomber?

Penso che sarà una partita aperta a qualunque risultato. La Lazio sarà avvantaggiata dal fatto di giocare in casa. Non sarà una sfida solo fra Belotti e Immobile ma fra tanti grandi giocatori da entrambe le parti e soprattutto fra due ottimi allenatori, Mihajlovic e Inzaghi, che stanno facendo per me molto bene. Stanno andando al di sopra delle aspettative di tutti. Per quanto riguarda Belotti e Immobile sono giovani e mi piacciono perché hanno fame, voglia e hanno il giusto atteggiamento. Credo sarà una bella gara.

Passando all’altra sua ex, l’Inter. L’avvento di Suning ha dato, oltre che vigore economico, una nuova spinta ai nerazzurri che con De Boer prima, a fatica, e Pioli ora, stanno trovando continuità e ritornando ai vertici del calcio italiano, culminando ieri con il pesante 7-1 all’Atalanta, tra l’altro, diretta concorrente per l’Europa. Quale è stato il fattore che secondo lei ha fatto decollare l’Inter?

Quando le cosa vano bene il merito è di tutti. E’ normale che Suning ha portato solidità e sicurezza per il futuro. Da parte sua invece Pioli ha portato le idee e sta facendo ottimi risultati prendendo una squadra in corsa dove le cose non andavano bene. Farlo non è mai facile e lui è stato bravo a riportare entusiasmo fra i giocatori e sta facendo un ottimo lavoro e ottimi risultati. Si merita sicuramente tutti gli elogi e i complimenti. E secondo me si stramerita la riconferma.

Le chiedo ora qualcosa di più personale. Come è cambiata la sua vita nel post giocatore?

Dopo il calciatore si aprono tante strade. C’è a chi “garba” rimanere nel mondo del calcio come procuratore, direttore sportivo, allenatore altrimenti qualcuno sta lontano dal campo. Si sa che nel mondo del calcio a 35/40 anni, se si è fortunati, si smette ma c’è anche qualcuno che lascia prima. Personalmente sono fortunato perché ho fatto quello che volevo fare da piccino. Mi divertivo a giocare con i miei amici davanti casa e l’ho fatto pointer lavoro. Sono stato molto fortunato. Dopo il calciatore sono stato fermo qualche anno e poi da un paio d’anni ho ripreso e ora sono al Chiasso come Direttore Sportivo.

Presa la decisione di ritirarsi, ci sono stati ripensamenti oppure, per un calciatore, è una decisone irremovibile perché se si arriva al pensiero concreto del ritiro vuol dire che effettivamente qualcosa non va? Cosa manca di più dell’esperienza da calciatore?

Dipende dalla persona. A me è dispiaciuto perché non ho voluto smettere io ma, più che altro, non ho avuto altre situazioni favorevoli e a quanto pare non c’era nessuno che mi voleva far giocare (ride, ndr) quindi ho dovuto smettere per forza. In quel momento in Lega Pro c’era il vincolo dei giovani e io avendo 37 anni non potevo andarci, in Serie B c’erano casi in cui mi voleva l’allenatore ma non il presidente e quando mi voleva il presidente, era l’allenatore che non mi voleva. Ho dovuto smettere per forza. Ognuno ha la sua storia e quando poi smetti, il campo, lo spogliatoio, le partite, la tensione, l’attesa ti vengono a mancare. Alla fine questo lavoro l’ho fatto dai 17 ai 37 anni e quindi è normale che quando una cosa la fai tutti i giorni, poi quando smetti ti manca. Personalmente sono contento della mia carriera, al di là delle squadre in cui ho giocato, perché ho fatto la nazionale Under 21 vincendo due Europei. Ho fatto tante belle sfide e giocato con e contro grandi campioni. Quando smetti poi è ovvio che manchi tutto.

Da ex difensore come vede il panorama presente e futuro per la nazionale in un ruolo così delicato?

Di difensori secondo me ce ne sono. Devono crescere. Se pensi a quelli che c’erano nel “mio” periodo è normale che facendo dei confronti non sembrano così forti. Ai miei tempi c’erano difensori come Maldini, Ferrara, Cannavaro, Nesta e Panucci, tutti ottimi difensori. Se pensi a questi è normale che dopo Barzagli, Bonucci e Chiellini puoi puntare solo sui giovani che però devono crescere co temo e la fiducia. In Italia sono convinto che dei grandi giocatori ci saranno sempre…

Sempre da difensore quale è stato l’attaccante con cui ha fatto più fatica, quello più difficile da marcare?

Ho avuto la fortuna di giocare contro il più forte quando lui era ai tempi del Milan. Ronaldo è quello che mi ha impressionato di più in tutta la sua parentesi Italiana. Degli altri, da avversari, quello che ho incontrato tante volte e che era più “fastidioso” era sicuramente Pippo Inzaghi. Era il più “rompi coglioni”.

Nella sua lunga carriera quale è stata la sua più grande soddisfazione e, se c’è stato, il più grande rammarico?

Soddisfazione è stata quella di giocare in grandi squadre con grandi campioni, i due Europei vinti con l’Under 21, la Coppa Uefa con l’Inter. Di grossi rammarichi non ne ho. Mi dispiace solo non aver giocato un derby di Roma avendo fatto quelli di Torino, Genova e Milano avendo avuto comunque possibilità di andare alla Roma nell’era di Lucchesi come DS e Capello allenatore scegliendo alla fine di rimanere a Torino. Vedendo poi come è andato il calcio un rammarico è quello di non aver avuto una mentalità più aperta per andare a giocare all’estero e rimanere in Italia. Con estero intendono i campionati che contano, palo di Spagna e Inghilterra. Perché in campionati come America e Giappone, a parte il fatto che non erano così sviluppati, non sarei andato per qualunque cifra.

Proprio a proposito di questi campionati. Avendo giocato lei in un calcio diverso, dove certe cifre non giravano e certi stipendi non si vedevano. Cosa pensa di questi magnati che intervengono così drasticamente e in maniera forte nel calcio di adesso?

Non penso nulla. Se hanno grandi disponibilità economica per sborsare così tanti soldi e se a un giocatore viene offerto un contratto importante è poi libero di scegliere quello che vuole fare della sua vita. Non giriamoci poi intorno, è normale che se uno accetta di andare così lontano in campionati “minori” lo fa solo per i soldi perché per me il calcio vero non si gioca in quei paesi là. Un giocatore sceglie quelle mete solo perché economicamente gli cambia la vita. E’ una domanda personale e ognuno ha le sue idee. Io dico che se questi magnati hanno tanti soldi e uno è richiesto ne approfitta solo per prendere i soldi. Spesso succedo a fine carriera ma ai miei tempi non c’erano queste situazioni.

 

Nato a Milano il 09/09/1996. Studia Comunicazione e Società presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Ambizioso, sognatore e amante di ciò che fa respira calcio da quando cammina. Calciomercato24/7 è la sua prima esperienza come collaboratore.

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