ESCLUSIVA CM24/7 – Fabrizio Bocca (La Repubblica Sport): “Il Palermo può salvarsi ed a Pescara si pensa al futuro. La Serie B ha perso fascino! Su Ranieri..”

Abbiamo raggiunto telefonicamente Fabrizio Bocca, Caporedattore, inviato de La Repubblica Sport ed autore di Bloooog!, sempre per lo stesso giornale.

Il giornalista si era recentemente espresso sulla necessità che la Serie A avesse di cambiare qualcosa, soprattutto in fondo alla classifica, dove il campionato sembra già scritto ed alcune compagini faticano a reggere il passo.

 

La zona retrocessione, come si diceva poco tempo fa, è così decisa oppure hai visto uno spiraglio?

“In realtà uno spiraglio l’ho visto valutando il tracollo dell’Empoli. Tecnicamente il Palermo può rientrare, anche se sta attraversando un periodo di crisi e non riesce ad approfittarne. Adesso avrà la possibilità di fare punti con squadre più abbordabili, perché obiettivamente ieri la sconfitta ci poteva stare.” 

Il Pescara ha cambiato l’allenatore mentre il Palermo ha cambiato il presidente: chi ha lavorato meglio per provare a concludere un campionato dignitoso?

“Entrambe hanno affrontato la Serie A con delle squadre inadeguate, con tante vendite negli anni precedenti. Per quanto riguarda il Palermo, i continui cambiamenti di giocatori non hanno permesso di costruire una squadra solida con un tempo di vita lungo. Per il Pescara il discorso è stato diverso perché risaliva dalla B, ma anche in questo caso è stato fatto un mercato approssimativo. La scelta di Zeman mi è parsa più in prospettiva del prossimo anno. Mi sembrano due squadre che lavorano per il futuro. Il nuovo presidente del Palermo, Baccaglini, non è ancora il proprietario e quindi siamo ancora nel campo dell’ipotetico. Vedremo cosa farà di concreto. Parliamo comunque di squadre venute in A senza un’adeguata ossatura.”

In un tuo articolo parlavi di “calciomercato creativo”. A cosa ti riferisci?

“Creativo nel senso che sono andati a prendere dei giocatori, anche importanti, da rilanciare o a fine carriera. Giusto per avere qualche titolo di giornale in più e non una vera e propria concretezza di squadra.” 

Per le squadre che, come Empoli o Bologna, salvarsi in una stagione come questa può voler dire prendere sotto gamba la prossima? 

“Il rischio c’è sempre. Il problema di quest’anno è che la zona retrocessione si è determinata subito, le altre hanno iniziato a tirare i remi in barca e vendere, come il Genoa. Altre si sono totalmente fermate come il Bologna. Non hanno giocato con la grinta e voglia di chi si deve salvare.” 

Se le piazze importanti in Serie B non mancano, perché risulta difficile produrre squadre da Serie A?

“Perché sono due mondi completamente differenti. Parliamo di realtà piccole, con la B che ha perso di fascino negli ultimi dieci anni e si è sprovincializzata. La gente invece di guardare le nostre serie inferiori preferisce guardare la Premier. Quindi quelle che potevano essere piazze enormi come Bari, Reggio Calabria, Catanzaro e Catania, che erano uno zoccolo importante del centro sud, sono venute un po’ meno, con presidenti che non riescono a reggere le spese della massima divisione. Anche in Serie B poi, il numero di squadre è troppo! E’ un campionato che ha bisogno di giovani e di qualità per la nostra futura nazionale. Sono contro l’inserimento delle seconde squadre delle big di Serie A perché condizionerebbero il campionato non avendo interesse verso la promozione. ”

Sia in Serie A che Serie B, ridurre il numero di squadre vorrebbe di conseguenza dire aumentare la qualità?

“In un certo senso restringeresti la piramide e di conseguenza la sua base, permettendo una selezione vera e propria.”

Gli altri campionati europei sembrano molto differenti per quanto riguarda la retrocessione, tutt’ora equilibrata sia in Francia che in Inghilterra che in Spagna. Perché?

“Si lega a ciò che ti dicevo, ovvero che ogni anno due neopromosse su tre tornano in Serie B. Vuol dire che il gap è abbastanza grande. Senza fare alcuna discriminazione territoriale, perché sarei il primo ad essere felicissimo se le squadre del centro sud rimanessero in Serie A. Per far ciò bisogna avere una società e strutture adeguate per la Serie A.

Noi trattiamo molto di Lega Pro e ci siamo accorti che in realtà questo campionato sembra essersi avvicinato alla Serie B. Sei d’accordo? 

“Si, certamente. Anche la Serie B, a livello di lega, ha lavorato bene. Si è adattata ad altri orari, ha cambiato le cose separandosi dagli altri campionati, come la Lega Pro. Un lavoro che risulta difficilissimo perché, con i calendari pieni, separarsi è quasi impossibile per dedicare un giorno o una serata a tutte le partite. Molte cose buone sono state fatte, nonostante il peso e la differenza dei diritti tv la faccia ancora da padrona.” 

Da giornalista in Italia, cosa ne pensi dell’esonero di Ranieri? 

“L’ho visto come un’ingiustizia. Anzi, l’ho vista come un’italianizzazione del campionato inglese. Già anche lì gli allenatori iniziano a salvare, ma questo esonero mi è sembrato qualcosa di completamente differente dalla sportività e genuinità del calcio inglese.”

 

 

 

 

Italiano attualmente in Spagna, a Siviglia. Cerco di seguire tutto quello che succede intorno al mondo del calcio, una mia passione innata. Unire le mie diverse esperienze e i miei viaggi con il pallone è qualcosa che mi riesce al meglio e che provo a mettere nelle mie parole.

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