Ogni anno, “a sorpresa”

38 punti in classifica, tre lunghezze di distanza dalla parte sinistra del tabellone, un’altra salvezza conquistata con largo anticipo. La permanenza del Chievo in Serie A è diventata ormai una consuetudine, ma è tutt’altro che qualcosa di scontato. Un mercato sempre al risparmio, pochi giovani su cui investire e uno stadio che, la domenica, è tutt’altro che pieno. Già, perché a Verona la maggioranza tifa per gli scaligeri, per l’Hellas.

Eppure, ogni anno, il Chievo raggiunge la salvezza con largo anticipo, arrivando anche davanti a formazioni ritenute più attrezzate. Ogni anno, una salvezza “a sorpresa”. Quali sono i segreti?

UN PO’ DI NUMERI

Cominciamo dando qualche numero, per dare una prima fotografia di ciò di cui stiamo parlando. Il Chievo vede la Serie A per la prima volta nel 2001, sotto la guida di Del Neri che, l’anno successivo, è il condottiero del cosiddetto “Chievo dei Miracoli” che raggiunge il 5° posto in campionato. Si conferma nel massimo campionato anche nei cinque anni successivi, raggiungendo il picco nel 2006 con il 4° posto, in seguito agli stravolgimenti in classifica dovuti a Calciopoli. L’eliminazione ai preliminari con i bulgari del Levski Sofia, l’anno successivo, fa sfumare il sogno Champions League. E come accadrà 4 anni dopo per la Samp, il Chievo in una stagione passa dal sogno europeo al dramma della retrocessione, piazzandosi alla terzultima posizione.

Ma non è che l’inizio di una nuova era, ancora più prospera. Nella stagione seguente il Chievo vince il campionato di Serie B e, da lì in poi, inanella una serie di salvezze anticipate, ancora oggi ininterrotta.

A POCO, MA BUONI

Uno dei punti di forza del Chievo è, senza dubbio, la capacità di operare sul mercato in maniera intelligente e oculata. In questo senso, è stato fondamentale il ruolo di Giovanni Sartori, dirigente dei clivensi per oltre vent’anni. Campedelli stesso lo ha più volte definito come la fortuna propria e della sua squadra. Grazie a lui, i gialloblù si sono rinnovati col passare delle stagioni inserendo elementi affidabili e congeniali al progetto. Alcuni sono intuizioni provenienti dal nostro calcio, dai lontani Barzagli, Perrotta, Amauri e Luciano ai più recenti Andreolli, Frey, AcerbiHetemaj Inglese. Altri sono stati scovati in giro per il mondo, come Julio Cesar, Thereau, Bradley, e Zukanovic. A questi vanno aggiunti innesti come Cacciatore, Gamberini, Dainelli, SorrentinoBirsaRadovanovicCastroGobbi e Meggiorini, elementi rilanciati grazie all’ambiente clivense.

Tutto questo a cifre ultra ridotte. Basti pensare che la formazione scesa in campo domenica contro l’Empoli è costata meno di 8 milioni di euro, cifra tra l’altro spesa solamente per i 4 di centrocampo (Castro, Radovanovic, Hetemaj Birsa). L’equivalente circa, per dare un’idea, di quanto speso quest’estate dal Milan per Sosa, dalla Lazio per Wallace o dalla Roma per Allisson.

LA FILOSOFIA

“Primo, applicazione: una squadra deve avere propri canoni e lavorare su questi. Secondo, intensità: altrimenti non vai da nessuna parte. Terzo, coraggio: qualità che ti fa crescere in rendimento e mentalità. Da queste tre linee-guida discende un po’ tutto. Poi ci sono altri concetti importanti. Per esempio, la solidità: molto spesso è frutto di applicazione e intensità, devi lavorare sulle transizioni riducendo al minimo i tempi in cui sei scoperto. O l’aggressività: il trucco è il buon posizionamento, che ti consente di pressare in ogni zona del campo. O l’equilibrio, che è il calcio stesso: non c’è squadra che faccia risultati senza equilibrio”.

Così, in un’intervista alla Gazzetta dello Sport, Maran spiega il suo Chievo. Una squadra in grado di sapersi adattare all’avversario ma senza snaturarsi, di affrontarlo senza timori ma senza sbilanciarsi. Un calcio concreto, semplice, equilibrato. Un collettivo in cui ogni singolo si inserisce senza spostare gli equilibri. Così la formazione clivense si è affermata negli anni come un undici ostico per qualunque avversario.

VECCHI? MACCHÉ…

Con un’età media poco superiore ai 31 anni, la rosa del Chievo è per distacco la più anziana del nostro campionato (al secondo posto c’è la Juve, con un’età media di 28,1 anni). Un dato che va ancora più controtendenza se confrontato con l’età media delle rivali dei gialloblù per la lotta salvezza, che si aggirano tra i 26 e i 27 anni (eccezione il Cagliari, con un’età media di 28 anni). Dunque, mentre la maggioranza delle squadre “medio-basse” punta in buona parte sull’entusiasmo dei giovani, la formazione di Maran decide di fare dell’esperienza il suo punto di forza. Lo stesso presidente Campedelli, interpellato sulla tematica, si espresse così a Sky Sport 24:

“I giocatori del Chievo sono anziani? Non è che tutti quelli sopra una certa età dobbiamo buttarli… È giusto far giocare i giovani, ma gli anziani non è che li si deve mettere da parte. La nostra politica serve a mantenere il più possibile una struttura di squadra. Poi, tra l’altro, questi vecchiotti non sono altro che i giovani di un tempo: nel frattempo è cresciuto il Chievo, ma sono cresciuti anche loro.”

Nei prossimi anni il Chievo sarà comunque chiamato ad attuare un ringiovanimento della rosa, unendo elementi più giovani a quelli più esperti. D’altronde, in medio stat virtus.

CONDOTTIERO

Parli di Chievo, parli di veterani e finisci a parlare, per forza di cose, di Pellissier. Recordman di presenze con la maglia gialloblù (più di 400), secondo miglior marcatore della storia del club con 126 reti, una carriera (quasi) intera destinata agli stessi colori. Con la soddisfazione, quest’anno, di tagliare il traguardo dei 100 gol in Serie A. Una delle ultime bandiere del nostro calcio, oltre che uno degli ultimi rappresentanti di una generazione che pian piano sta lasciando i campi da gioco. L’esempio che è la passione, prima ancora del successo e del denaro, a dover guidare un calciatore. Anche quando hai 38 anni e potresti aver appeso gli scarpini al chiodo già da un pezzo. Ma il capitano non ha intenzione di fermarsi, non ancora. Per un altro anno, come previsto dal contratto, difenderà i colori clivensi. Verso un’altra salvezza “a sorpresa”.

 

18enne di Milano, sono un malato di calcio in tutte le sue sfaccettature. Adoro scrivere e scambiare opinioni sul mondo del pallone e, perciò, aspiro a diventare giornalista sportivo. Scrivo per le testate online di Calciomercato24/7, Breakingsport.it e Il Termometro Sportivo.

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