Il City e la sua debacle europea

Stagione da incubo per Pep Guardiola. Il City esce a testa bassissima dall'Europa che conta facendo sorgere dei dubbi

Il Manchester City sembra stia vivendo una stagione da dimenticare. Le voci di un possibile ritiro del suo coach Pep Guardiola hanno destabilizzato l’ambiente, e inoltre l’ultimo passo falso in casa del Monaco durante la gara di ritorno degli ottavi di Champions ha fatto sorgere alcuni interrogativi legittimi che adesso si pongono gli appassionati di questo meraviglioso sport.

I QUESITI E LA CRISI

Cosa manca ai “Citizens” per essere grandi anche in Europa? Perché Guardiola non è riuscito a dare un’identità di gioco a questa squadra? Cos’ha reso questo gruppo vulnerabile rispetto agli altri della Premier League? Domande più che lecite delle quali, ancor oggi, non si conosce la risposta. Facciamo un passo indietro: l’inizio del City in campionato è stato piuttosto discontinuo con il gruppo che è riuscito a guadagnare in modo rocambolesco punti importanti nella prima metà del campionato. Successivamente, verso gennaio, è arrivato il primo vero campanello d’allarme che ha fatto scivolare la compagine del catalano addirittura al quinto posto: la sconfitta subita al “Goodison Park” contro l’Everton. Il City non dava segni di ripresa e sembrava spaesato in mezzo al campo con la squadra di Koeman che guidava il match. La stampa ovviamente non ha risparmiato il tecnico spagnolo, che è finito subito sul banco degli imputati. In Europa stessa musica: la squadra inglese, ad ottobre, è stata travolta dalla marea blaugrana del Barça. Messi & Co. hanno letteralmente spazzato via gli undici di Guardiola imponendosi per 4-0 al “Camp Nou”, facendo passare una serata da incubo ai sostenitori del City giunti in Catalogna. Un gruppo senza identità e senza punti di riferimento su cui appoggiarsi che alterna prestazioni positive a fallimenti inspiegabili, a causa di una identità di cristallo e alle tante pecche tattiche causate dalle illustri individualità presenti nella rosa. Spiegazioni.

LE RISPOSTE

Per rispondere al primo e al secondo interrogativo che ci siamo posti all’inizio bisogna sottolineare il fatto che la squadra di Al Mubarak ha avuto troppa fretta di crescere. Tanti gli acquisti illustri effettuati nelle campagne acquisti degli anni precedenti, milioni su milioni che non sono riusciti a colmare una delle tante problematiche che affligge il gruppo: la mancanza di affiatamento. Questa mancanza è dovuta proprio alla faraonica e non mirata gestione della rosa facendo diventare la compagine inglese un mix astratto di campioni che non riescono a collegarsi tra di loro. Di questo la squadra ne ha risentito specialmente in Champions dove la compenetrazione tra gli elementi è essenziale per creare una stabilità vincente (Vedi Bayern, Borussia, Barça e Real).
L’allenatore, d’altra parte, ha evidenziato questo problema cercando di cambiare più volte lo schema di gioco e rendendo sempre di più l’undici iniziale instabile. Tante, anzi tantissime, le stelle presenti in rosa (Aguero, Silva, De Bruyne, Sterling, Sané, ecc.) che hanno danneggiato forse l’idea di gioco del mister catalano. In Premier è mancata forse un po’ di sana concretezza, che è parte mancante di due reparti su tre della compagine inglese: difesa e centrocampo. Per una squadra che deve vincere in patria ed oltremanica è importante non incassare gol ed avere un centrocampo solido su cui contare. Pecche che hanno condizionato l’ultima debacle sportiva dei “Citizens” in Champions contro il Monaco.

IL CROLLO

Ieri sera allo “Stade Louis II” è andato in scena l’ennesima figuraccia del City. La squadra di Jardim ha letteralmente surclassato quella del guru catalano dal punto di vista tecnico dominando in lungo e in largo la prima frazione di gioco. Le reti Mbappè e Fabinho introducono un fallimento annunciato, con un altro dato allarmante: nessun tiro della formazione inglese nello specchio della porta. La scossa data attraverso il gol di Sanè non basta perché al 77′ arriva la firma di Bakayoko che indirizza la partita sui binari dei monegaschi. Manchester City a picco, Guardiola sconsolato in panchina è l’emblema della stagione del club inglese. I ceffoni presi dal club francese potrebbero fungere da bottone di spegnimento in vista della prossima stagione. Progetto Guardiola da archiviare, il tecnico non è stato in grado di costruire basi concrete in un gruppo che necessitava sicurezza e certezze. Certezze che al momento sembrerebbero una chimera.

Classe 1996. Studente universitario appassionato di calcio giocato, parlato e scritto. Niente mi fa impazzire di più del vedere la palla in rete. Per me il calcio è come l’ossigeno: non posso vivere senza!

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