Siviglia e Nizza fiori appassiti?

Erano le squadre rivelazione della stagione, quelle che stanno provando con i loro mezzi a sovvertire le logiche gerarchiche di Spagna e Francia, ma nel mese di Marzo sembrano essersi spente o quantomeno messe in stand-by. Parliamo del Siviglia di Sampaoli e del Nizza di Favre e Balotelli, che sono nella classica condizione di chi vorrebbe che la stagione finisse ora. Gli andalusi per mantenere un posto ai gironi di Champions mentre il Nizza per poter disputare i preliminari, grazie al suo terzo posto.

Ma cosa è successo a questi due team? La risposta è univoca per entrambe, che si legga qualcosa dalle rive del Guadalqivir o della Costa Azzurra.

I MOTIVI 

Il calcio è uno sport logorante, sia a livello fisico che mentale, e mantenere certi equilibri per 38 giornate non è mai facile. Soprattutto quando i ricambi sono pochi e le forze vanno gestite al meglio. In questo, Favre batte Sampaoli nonostante i nizzardi siano stati comunque costellati di infortuni in questo Mars-noir che comunque li vede imbattuti. Il gioco ne ha risentito, Alhassane Plea, l’eroe del Parco dei Principi che aveva reso Balotelli un comprimario in questa seconda parte di stagione, ha bruscamente terminato la stagione anzitempo. Stesso discorso per il metronomo di centrocampo Cyprien, uno dei pochi a mantenere costanza e ritmi da grande giocatore. Fortunatamente, il Nizza ha Seri, una certezza da due anni. Favre poi ha saputo trovarci qualcosa di buono, recuperando un redivivo Le Bihan dopo 17 mesi e buttando in campo il giovane greco Anastasios Donis, che ha apportato qualcosa di nuovo e fresco. In tutto ciò il tecnico svizzero sta provando a cambiare le carte in tavola, soprattutto tecnicamente. Avendo perso il peso offensivo di due punte come Balotelli e Plea, sta provando a riaccentrare il numero 9 nel gioco nizzardo in modo da farlo diventare un catalizzatore di palloni pericolosi e gol. Contro il Caen, una settimana fa, aveva provato un 4-3-3 sperimentale affiancandogli il 19enne Vincent Marcel e Valentin Eysseric. Sabato, con un nuovissimo 4-2-3-1, era compito di Eysseric, Belhanda e Ricardo Pereira, spostato in attacco dal suo ruolo naturale di terzino, ispirare il nostro attaccante.

Tutt’altro discorso per Sampaoli, che in questo periodo nero dei suoi non ha saputo dimostrare l’elasticità per migliorare il tiro in corso d’opera, a causa anche dello sfinimento psico-fisico dei suoi. In effetti l’argentino ha utilizzato costantemente 15/16 giocatori, preferendo sempre e comunque i soliti 11. Alla lunga, quest’atteggiamento non ha premiato nella fase cruciale della stagione, come contro il Leicester, soprattutto nella sfida di ritorno. N’zonzi resta uno dei calciatori con più minuti nelle gambe in Liga, senza che sia stato ritrovato un vero e proprio sostituto. Sampaoli ci ha provato con Kranevitter, che per caratteristiche è differente e pecca in alcune letture di gioco. Franco Vazquez sembra essere sparito pian piano con l’avvento del 2017, mentre Ganso è stato bocciato forse un po’ troppo presto vista la carenza di centrocampisti di qualità. La difesa resta il reparto forte, in cui Monchi ha saputo aggiungerci una pepita come Lenglet, che si è subito inserito nelle rotazioni con i vari Rami, Pareja,Mercado e a volte Carriço. Sulle fasce, Mariano appare appannato dopo un semestre incredibile, mentre Escudero e Sarabia sono usciti rafforzati dalla loro stessa competizione. In attacco Nasri ha saputo ricoprire tantissimi ruoli ma ha sofferto un po’ il calo di forma, mentre Jovetic ha portato quel quid in più. Ben Yedder, per duttilità e bravura sotto porta, ha scalzato Vietto, mentre Correa si è dimostrato utile e motivato pur con qualche errore di gioventù. Il vero mister x risulta Montoya, arrivato dal Rosario Central a Gennaio, che non ha saputo ancora esprimere le sue qualità. Ciò che preoccupa è che il Siviglia non solo subisce, ma fatica a fare gioco e creare occasioni da gol. Rivoluzione sampaoliana in arrivo?

 

Italiano attualmente in Spagna, a Siviglia. Cerco di seguire tutto quello che succede intorno al mondo del calcio, una mia passione innata. Unire le mie diverse esperienze e i miei viaggi con il pallone è qualcosa che mi riesce al meglio e che provo a mettere nelle mie parole.

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